Immaginiamo di voler stendere un filo invisibile tra il fondo dell’oceano e il cielo stellato, così da creare un collegamento in grado di attraversare tutti i continenti, connettendo persone, informazioni, dati e sogni. Questo è il cuore pulsante, reale e tangibile, della nuova Via della Seta digitale. Essa, nella sua estensione e “invisibilità”, è un progetto che fonde cavi sottomarini e reti satellitari realizzati in Cina, e che sta trasformando la geografia globale.
Facciamo un passo indietro: era il 2015 quando il governo cinese, attraverso la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma, il Ministero degli Affari Esteri e quello del Commercio, lanciò ufficialmente la “Via della Seta delle informazione” o Digital Silk Road. Lo scopo era ambizioso: costruire infrastrutture digitali globali, come cavi ottici transfrontalieri, via terra e via mare, e reti satellitari per facilitare lo scambio di informazioni. Questo progetto non è altro che un partenariato, il quale nasce, pertanto, non come iniziativa top-down, ma come un mosaico di attori pubblici e privati cinesi che collaborano sotto un grande ombrello strategico. Non è fantascienza: è stato documentato in questi termini sin dal white paper, ossia dal documento di presentazione, del 2015 e poi integrato nel cosiddetto “Made in China 2025” e nel “China Standards 2035”.
Per chiarire: i cavi sottomarini di cui parliamo sono quei tubi invisibili che trasportano quasi tutto il traffico internet internazionale, dati, telefonate, transazioni. È noto con assoluta certezza che oltre il 98% del traffico viaggia affidandosi a queste linee sottomarine. La Cina, a lungo semplicemente partecipante, è diventata uno dei maggiori protagonisti del settore. Aziende come Huawei Marine (poi diventata HMN Tech) e FiberHome, già attive nel 2010, oggi finanziano, costruiscono e gestiscono decine di cavi in tutto il mondo: più di 65 progetti internazionali solo tra il 2010 e oggi, raggiungendo circa 80 000 km di cavi previsti in almeno 16 progetti trans-oceanici.
Un esempio concreto è il progetto PEACE, lungo 25 000 km, collegato ad Asia, Medio Oriente, Africa ed Europa, operativo dal 2022. Anche altri progetti, come SEA-ME-WE 5 e AAE-1, coinvolgono operatori cinesi come China Mobile International e China Unicom. Tra il 2017 e il 2022, in 12 Paesi partecipanti alla BRI (Belt and Road, acronimo inglese che indica la Nuova via della Seta), sono stati costruiti decine di cavi terrestri e marini: un’espansione tangibile, documentata, non teorica. La portata finanziaria è gigantesca: già nel 2018 i soli investimenti per infrastrutture digitali all’estero misuravano circa 79 miliardi di dollari.
Ma la Via della Seta digitale non è solo cavi. C’è anche lo spazio: BeiDou, il sistema di navigazione satellitare cinese, funzionante sin dal 2020 su scala globale, è oggi una realtà operativa precisa e garantita. Copertura globale, precisione decimetrica (fino a 2,6 m in Asia-Pacifico, e 3,6 m nel mondo), con 35 satelliti in orbita in tre tipi diversi di traiettoria. Questo sistema è uno dei quattro GNSS (Global Navigation Satellite Systems) mondiali, accanto a GPS (USA), Galileo (UE) e GLONASS (Russia). È stato completato e pienamente operativo nel 2020.
Perché tutto questo? Non erano certo idee campate in aria, ma obiettivi politici e strategici ben definiti. Il progetto DSR consiste nel costruire un ecosistema digitale autonomo, meno dipendente dall’Occidente, in grado di esportare tecnologie cinesi anche nei settori dell’intelligenza artificiale, del 5G, del cloud, dell’e-commerce e delle “smart cities”. In diverse regioni, Africa, Medio Oriente, Asia meridionale, le reti 4G/5G, le videocamere di sorveglianza (ad esempio Hikvision e Dahua) e altre tecnologie sono già presenti, sviluppate da aziende cinesi, spesso con finanziamenti e controlli diretti.
A livello geopolitico, questa infrastruttura invisibile ha conseguenze reali. Il dominio fisico sui cavi sottomarini dà alla Cina una potenziale leva strategica su flussi digitali e dati, e non è un mistero: c’è la capacità (anche se controversa e contestata) di monitorare, indirizzare o interrompere comunicazioni, un potere gigantesco che oggi le è attribuito da analisti indipendenti.
Questa espansione ha sollevato preoccupazioni molto concrete. Gli Stati Uniti per esempio mettono in guardia dagli interventi in cavi sottomarini da parte di società cinesi, che sospettano possano in realtà essere strumenti di sorveglianza o addirittura sabotaggio. Inoltre, in paesi come il Vietnam, Washington è intervenuto sollecitando l’interruzione delle collaborazioni con aziende cinesi. Più in generale, i cavi sono sempre più terreno di rivalità geopolitiche, con leggi come l’UnderSea Cable Control Act USA, e pressioni verso una governance internazionale piena e condivisa.
Tuttavia il controllo delle infrastrutture digitali non si gioca solo sul fondo degli oceani. Sopra le nostre teste, una nuova partita si combatte nello spazio: le reti satellitari in orbita bassa (LEO) stanno diventando un’alternativa, e in certi casi un complemento, ai cavi sottomarini. Starlink, il sistema statunitense e privato, ha già messo in orbita migliaia di satelliti e serve milioni di utenti con connessioni veloci e costi in calo. La Cina sta rispondendo con programmi come Guowang e SpaceSail, sostenuti direttamente dallo Stato, che rappresentano una vera e propria estensione spaziale della Via della Seta digitale.
La nuova Via della Seta digitale non è soltanto un’opera di ingegneria e ambizione: è un nuovo ordine infrastrutturale che ridefinisce le modalità mediante cui i dati viaggiano, chi li controlla e quali valori viaggiano con essi. Significa che, sempre di più, la connessione tra due città qualunque del pianeta potrebbe passare da tecnologie, standard e nodi sotto influenza cinese. Significa che il controllo di un cavo o di una costellazione satellitare non è un fatto tecnico, ma una leva diplomatica, economica e, quando necessario, tattica. Ed è qui il punto: comprendere la Via della Seta digitale non è questione per specialisti di telecomunicazioni, ma per chiunque voglia capire il mondo in cui vivremo nei prossimi decenni. Perché non si tratta di un’infrastruttura invisibile: è una geografia di potere, tracciata con fili di vetro e impulsi di luce, che attraversa oceani e cieli e, senza che ce ne accorgiamo, decide già oggi il perimetro del nostro futuro digitale.
Per approfondire
China’s Digital Silk Road in Latin America and the Caribbean
BRI, BeiDou and the Digital Silk Road – Asia Times
Exclusive: Inside the US push to steer Vietnam’s subsea cable plans away from China | Reuters
China is building a new Silk Road and this one’s digital | World Economic Forum

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