Quando si parla di terrorismo, solitamente le prime immagini che si formano nella nostra testa sono relative all’11 Settembre, seguite poi da quelle relative all’ISIS, ad armi e generalmente a fatti o parole legate al mondo arabo. Andando un po’ più a fondo, e leggendo un qualsiasi articolo o libro sull’argomento, è facile imbattersi in nozioni definitorie, profili, o identikit, del terrorista oppure varie classificazioni, come quella del “lupo solitario”, o quella del “foreign fighter”.
In linea di massima, parlando di “lupo solitario” ci si riferisce a un individuo completamente svincolato da quelle che sono le organizzazioni terroristiche, ma che al contempo ha interiorizzato il loro sistema valoriale attraverso canali alternativi rispetto alle cellule terroristiche, arrivando a radicalizzarsi.
Quando parliamo di “foreign fighter”, invece, facciamo riferimento a un individuo, spesso europeo che, radicalizzatosi, decide di sposare la causa jihadista, andando ad addestrarsi e combattere nei territori arabi.
Molte sono le operazioni di controllo che, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, furono adottate. Tra queste basti pensare alle restrizioni e agli intensi controlli su bagagli e passeggeri delle tratte aeree, oppure il coordinamento delle operazioni antiterrorismo europee, oltre che il continuo lavoro di intelligence che le forze dell’ordine svolgono quotidianamente.
Azioni che, in un modo o nell’altro, sono volte a mantenere la pubblica sicurezza e al contempo prevenire fenomeni terroristici.
Vi sono, tuttavia, altre pratiche, meno conosciute e discusse, a tratti quasi ignorate o dimenticate. Un po’ come se, per certi versi, si volesse rivolgere lo sguardo dall’altra parte. In particolar modo facciamo riferimento alle cosiddette “extraordinary rendition”, letteralmente “consegna straordinaria”.
Quando parliamo di questa pratica, ovviamente, non ci riferiamo a consegne quotidiane qualsiasi, ma a pratiche ben consolidate e diffuse a partire dalla presidenza Clinton (durata dal 1993 al 2001) e usate soprattutto nella presidenza Bush fino al 2007, anno in cui ciò divenne di dominio pubblico.
Le extraordinary rendition consistevano nel rapimento, in paesi occidentali, di individui sospettati di far parte di organizzazioni terroristiche, al fine di deportarli in altri Stati e metterli sotto tortura fino all’ottenimento di una qualsiasi confessione. Ciò avveniva mediante l’uso di basi aeree o navali americane e nella massima segretezza. In tal modo veniva negato volontariamente ai sospettati qualsiasi forma di processo equo di stampo occidentale, evitando, inoltre, il principio del “aut dedere aut punire” (pilastro di numerose convenzioni internazionali), per il quale chiunque sia sospettato di aver commesso gravi delitti, deve essere giudicato secondo le leggi del paese in cui si è rifugiato, oppure estradato su richiesta di altri Stati.
Tutto questo, a seconda dei casi, poteva avvenire in due diversi modi: i sospettati potevano essere condotti presso prigioni controllate dalla CIA, come quella di Guantanamo; oppure la CIA, con la collaborazione dei servizi segreti di vari paesi europei, riconducevano forzatamente il sospettato allo Stato arabo di origine, o comunque in Stati con un basso riconoscimento dei diritti umani.
Questa pratica, non solo rappresentava una chiara violazione dei diritti umani, ma finì inevitabilmente per colpire anche persone del tutto innocenti.
Solo in Italia, le rendition accertate e ricostruite dalla commissione d’inchiesta del 2007 furono più di 20. L’accertamento fu possibile in quanto, tali individui, riuscirono a salvarsi in virtù di certificati di residenza o di cittadinanza che permisero loro di mantenere alto il clamore della scomparsa della singola vittima, facendo scattare le indagini, come testimonia lo stesso on. Claudio Fava, relatore della Commissione d’Inchiesta svolta dal Parlamento Europeo.
I numeri, tuttavia, aumentano se consideriamo le decine di persone sprovviste, invece, di un qualsiasi tipo di documento, ripartite tra Guantanamo, paesi nel Medio-oriente, o in altre prigioni sparse per l’Europa (ubicate ad esempio in Romania e in Polonia) ed edificate al solo scopo di stipare persone.
Come è lecito supporre, inoltre, le confessioni estorte in tale modo si rivelarono del tutto inattendibili, in quanto le vittime dei rapimenti erano pronte a confessare qualsiasi cosa pur di essere sottratte alle torture. Furono, quindi, uno strumento inutile oltre che inumano e illegale.
A riguardo furono aperte due inchieste, una da parte del Consiglio d’Europa, e un’altra da parte del Parlamento Europeo. I risultati rivelarono come i governi di molti paesi europei, tra cui quello britannico e quello italiano, fossero tacitamente a conoscenza delle rendition messe in atto dai propri servizi segreti e da quelli americani.
Entrambe le inchieste furono approvate e condannarono fermamente i governi coinvolti.
Successivamente la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo iniziò a emettere le prime condanne per violazione di diritti umani, alcuni esempi sono i casi contro Macedonia (El Masri, n. 39630/09), Lituania (Abu Zubaydah, n. 46454/11), Romania (Al Nashiri, n. 33234/12), e Italia (Nasr e Ghali, n. 44883/09).
Nella sentenza di condanna contro la Macedonia, la Corte affermò, inoltre, che “le vittime di gravi abusi e, più in generale, la società hanno un diritto alla verità, ovvero a venire informati delle gravi violazioni compiute dai governi nella lotta al terrorismo”.
Il Caso Abu Omar
Il caso che in Italia suscitò più clamore fu il caso Abu Omar, tra gli altri, trattato anche da Carlo Lucarelli in una puntata del programma “Blu Notte”.
Abu Omar, meglio conosciuto come Hassan Mustafa Osama Nasr, era un imam egiziano, avente lo status di rifugiato, che viveva in Italia da diversi anni quando nel febbraio del 2003 venne rapito vicino alla propria abitazione milanese.
La mattina del 17 Febbraio, infatti, un uomo gli si avvicinò qualificandosi come poliziotto, e gli intimò di mostrare i documenti e di sdraiarsi a terra.
Abu Omar eseguì quanto gli era stato ordinato, ma mentre si metteva a terra venne preso alle spalle da due uomini della CIA che lo bendarono e lo caricarono su un furgone, rapendolo.
Egli venne condotto alla base aerea NATO di Aviano, Pordenone, dove fu caricato su un aereo alla volta di Ramstein, in Germania. Successivamente, quella stessa sera, venne poi imbarcato in un volo per il Cairo, in Egitto.
La scelta dell’Egitto non fu casuale, in quanto, oltre ad essere il paese d’origine di Abu Omar, in quegli anni era anche il paese governato da Hosni Mubarak, stretto alleato degli USA nella lotta contro il terrorismo, e dove era possibile condurre interrogatori utilizzando metodi di tortura e altre tecniche illegali in Occidente.
Abu Omar, una volta arrivato in Egitto, rimase in prigione senza nessun tipo formale di accusa, e senza poter contattare i propri familiari. Nel frattempo questi ultimi denunciarono la scomparsa del proprio caro, ma dalle indagini della Procura di Milano non emersero riscontri significativi tranne la testimonianza di una vicina.
Dopo 14 mesi gli vennero proposti i domiciliari in cambio della promessa di non rivelare a nessuno il luogo in cui era stato, né quello che aveva subito durante la prigionia.
Una volta applicata la misura domiciliare, Omar si mise in comunicazione con la sua famiglia, la quale non aveva avuto più notizie o contatti con lui dal giorno del rapimento, per tranquillizzarli. In quell’occasione, probabilmente temendo per la sua vita, Omar decise di raccontare loro del rapimento, e delle torture subite in Egitto. Ciò permise alle autorità italiane di avere una prima versione attendibile della vicenda.
La conversazione venne intercettata dalle autorità egiziane, e Omar venne nuovamente catturato e condotto in carcere, dove rimase fino al 2007, anno in cui venne rilasciato senza il permesso di espatrio.
Una volta emersa la vicenda e raccolti tutti gli elementi utili, i magistrati decisero di esercitare l’azione penale e sul banco degli imputati, a rispondere dell’accusa di sequestro di persona, finirono 23 agenti della CIA tra cui alcuni dei dirigenti della divisione operante in Italia, e i dirigenti del SISMI. Questi ultimi risultarono gli unici assolti dopo un lungo iter processuale, in quanto il Governo Berlusconi pose il segreto di Stato su parte della documentazione relativa alle operazioni da loro svolte.
Gli agenti della CIA, invece, oltre alla pena di reclusione, furono anche condannati a risarcire personalmente Abu Omar e la sua famiglia per una cifra complessiva di €1.500.000.
Più volte i presidenti americani hanno chiesto la grazia per i propri agenti, le quali sono state accolte solo in rari casi simbolici.
Il caso Abu Omar fu il primo caso di extraordinary rendition a finire in un tribunale europeo, e permise di portare alla luce questa pratica.
Fonti:
Aut punire aut dedere (Oxford Reference)
Il caso Abu Omar (Wiki)
Il rapimento dell’imam Abu Omar a Milano, venti anni fa (Il Post)
Inchiesta Consiglio d’Europa
Blu Notte – Il Caso Abu Omar [YouTube]
Per Approfondire:
Memorandum Consiglio d’Europa
Quei Bravi Ragazzi – Claudio Fava
Complicity in Torture in a Time of Terror: Interpreting the European Court of Human Rights Extraordinary Rendition Cases – Jørgensen, Nina H. B.
(Chinese Journal of International Law, Oxford Academic)
Sentenza Contro Italia
Sentenza contro Lituania
Sentenza contro Romania

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